Già si svigghia la natura,
già lu suli mi quadia;
d’un purtusu nta li mura
n’passureddru mi talia
Runnineddri saettanti
Aciddruzzi nchiffarati
fiulianu fistanti
ciuciulizzu, strati, strati.
Signurini, picciutteddri,
manu mmanu, nnamurati;
vuci, grida, risateddri;
cori allegri, spinsirati.
C’è cu joca a toccaferru,
c’è cu joca a la zuppiddra.
Cu ha acchiappatu già lu merru
cu l’aspetta. Miatiddra!
Quannu nvisioni, comu sta matina
c’un nastru ntesta e l’occhi d’assassina,
ti vitti chi jucavi a toccaferru.
S’aprì la gargia! Ci ncagghià lu merru!
Quant’anni su passati! Comu nenti!
Ti ricordi, Rusetta? Ti rammenti?
Li capiddri su bianchi. Chi ci fa?
Tu si sempri chiddra di tanti anni fa!
La lima di lu tempu unn’à strudutu
L’amuri ca pi tia aiu sempri avutu.
Gira lu tempu! Torna primavera!
Ma iu ti vogghiu beni com’allura,
Quannu di primavera, comu sta matina
mi taliasti cu ss’occhi d’assassina!
Cchiù lu passiru un talìa,
già si cerca la cumpagna,
si la vasa e pizzulia
e vulannu… l’accumpagna!
Già si sveglia la natura,
già il sole mi riscalda;
da un buchetto nelle mura
un passerotto mi guarda
Rondinelle saettanti
uccelletti indaffarati
fischiettano festanti
chiacchiericcio per le strade.
Signorine, giovanotti,
mano nella mano, innamorati;
voci, grida, risatine;
cuori allegri, spensierati.
C’è chi gioca a “toccaferro”
C’è chi gioca “a campana”.
Chi ha acchiappato già il merlo
chi l’aspetta, beata lei!
Quando in visione, come stamattina
Con un nastro in testa, e gli occhi d’assassina,
ti vidi che giocavi a “toccaferro”.
Si aprì la gabbia, catturato è il merlo!
Quanti anni son passati! Come niente!
Ti ricordi, Rosetta? Ti rammenti?
I capelli son bianchi. Che ci fa?
Tu, sei sempre quella di tanti anni fa!
La lima del tempo non ha consumato
L’amore che per te ho sempre avuto.
Gira il tempo! torna primavera!
Ma io ti voglio bene come allora,
quando di primavera, come stamattina
mi guardasti con questi occhi d’assassina!
Il passerotto più non guarda,
già sta cercanco la compagna,
se la bacia e se la coccola
e volando… l’accompagna!
“Primavera luntana” (Primavera lontana): la più intima e la più tenera delle poesie di Sasà. Una dichiarazione di amore profondo per la propria compagna di vita, la madre dei suoi figli. L’emozione rinasce stimolata da una bella giornata primaverile, quando l’atmosfera luminosa, il canto e il volo dei passerotti, sono gli stessi di una giornata di molti anni prima, quella in cui il loro sguardo di ragazzini inconsapevoli del loro futuro, si è casualmente incontrato per la prima volta.
Questo brano musicale omonimo non avrebbe dovuto far parte della raccolta del CD. Inizialmente avevamo infatti ritenuto di non utilizzare i testi dedicati ai sentimenti più intimi e personali. Una forma di pudore. E invece questo brano, nato in modo fortuito, è uno di quelli che inducono le emozioni più profonde in chi ascolta.
Il motivo è semplice e merita di essere raccontato. Mentre gli anziani lo esaminavano nella chat di gruppo, il testo, intercettato da Arianna, ha letteralmente folgorato la giovane musicista, nipote di Sasà, l’unica del gruppo a non aver nemmeno conosciuto il nonno autore di queste poesie. L’emozione è stata intensa e immediata: Arianna ha “letto” la musicalità di questi versi, si è seduta al pianoforte e ne è venuta fuori una canzone emozionante. Una di quelle che tuttora noi figli facciamo fatica ad ascoltare senza che ci vengano gli occhi lucidi…
♫ Musica di Arianna Ferrara Gennari – Durata: 5′ 27″
